Babbo Natale: la sua storia da santo protettore ad influencer per Coca Cola


Durante la vigilia di natale il giornalista Roberto Saviano ha spiegato ai suoi follower  l’origine del culto di San Nicola e perchè oggi lo si conosce globalmente con il nome di Babbo Natale.


E vero infatti che in molti vedono la figura di Santa Claus semplicemente come un anziano signore che, la notte tra il 24 e il 25 gennaio porta doni nelle case di tutte le famiglie del mondo, vestendo caldi abiti rossi e guidando una slitta trainata da renne.


Ma qual’è invece la la vera storia di Santa Claus? Per ripercorrere le origini di San Nicola, Saviano parte da un periodo storico datato intorno alla fine del 200 d.C. e localizzato in Turchia, dove nella città di Mira il santo in questione divenne vescovo difensore della fede cristiana in oriente.
I suoi resti, continua il giornalista, sono attualmente conservati nella cripta della Basilica in suo onore a Bari e recentemente ci hanno permesso di descriverne perfettamente i tratti somatici e i lineamenti: un uomo anziano con vestiti verdastri e con capelli e barba grigi, di certo non del tutto in linea con l’anziano signore baffuto e pallido che conosciamo noi oggi.


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Festa di San Nicola

Sarà però solo dopo la sua morte che il santo diverrà famoso, grazie al proliferare di diverse leggende sul suo conto, che gli doneranno poi l’appellativo di santo protettore dei bambini, delle donne adulte e dei marinai. Fu poi grazie a questi ultimi se poi il culto si spostò in Nord Europa, via mare, tramite i loro racconti: come ben sappiamo alla fine sarà solo la carica di “protettore dei bambini” quella che gli rimarrà più impressa nelle tradizioni delle varie popolazioni mondiali.

 

Date dei festeggiamenti

Il periodo storico in cui questo santo veniva festeggiato in passato era la notte del 6 dicembre, culto che però venne abbandonato quando le gesta del santo furono rivisitate dal protestantesimo di Martin Lutero, che per ovviare all’espansione del paganesimo, fece coincidere quella data con quella della nascita di Gesù, il 25 dicembre, per tentare di far scomparire il culto dei santi dalla cultura nordeuropea.
Questo fu forse il punto in cui la cultura e la tradizione di San Nicola prese le strade più diverse: inizialmente annichilito e sostituito con la figura di Gesù Bambino come santo protettore dei bambini e dispensatore di regali, la sua figura venne poi accostata a quest’ultimo nel ruolo di aiutante con il solo compito di dispensare regali, sostenuto a sua volta da elfi o folletti.
In molti fanno incrociare la figura di San Nicola con quella del dio vichingo Odino che nella tradizione nordeuropea era visto anch’egli come dispensatore di doni nel mese di Dicembre.

 

La somiglianza con il nostro classico Babbo Natale è abbastanza evidente

San Nicola nel Nuovo Mondo

Tutte queste leggende e tradizioni vennero poi esportate nel nuovo mondo, dove i primi coloni le dispersero tramandando solamente gli insegnamenti più vicini al folklore della loro zona di provenienza. Nel New England dei primi anni coloniali addirittura del santo non rimase altro che un culto pagano basato sull’abuso di bevande alcoliche.
Fu solo alla fine dell’800 che numerosi poeti e scrittori si impegnarono per ridare dignità alla cultura di un santo così importante, trasformandolo nuovamente in una figura positiva ed adattandolo al clima da nucleo familiare che si andava a creare in quel periodo storico (The Cildren’s Friend è la raccolta di versi che meglio si accosta al credo che attualmente abbiamo sulla figura di Santa Claus).

 

Santa Claus si tinge di rosso Coca Cola

L’ultimo step al raggiungimento del Babbo Natale che noi tutti conosciamo fu eseguito infine dall’azienda americana produttrice di bibite per eccellenza: Coca Cola. Sfruttando la rivisitazione romanzesca e familiare del personaggio di san Nicola per sopperire all’impossibilità di pubblicizzare la sua bevanda di punta ai bambini (allora la Coca Cola era considerata una bibita per soli adulti), Coca Cola decise di riadattare la figura del santo come testimonial del suo marchio: se non era possibile pubblicizzare Coca Cola ai bambini quindi, farla bere al loro santo protettore nonché al loro dispensatore di regali, risultò essere poi una delle trovate commerciali migliori di sempre. Via gli abiti verdastri, via la barba incolta e il capello grigio, il brand americano ridisegnò il signore anziano nei modi con cui noi tutti conosciamo ora.

 

Babbo Natale Coca Cola


Naturalmente, c’è anche chi nel Babbo Natale di origine yankee vede nient’altro che consumismo simbolo di ciò che il Natale è diventato per molti. Io personalmente ora lo vedo più come uno dei più grandi influencer del passato, capace di diventare (per mano della multinazionale giusta) un personaggio alla moda anche dopo migliaia di anni dalla sua morte.

Se sei interessato ad altre idee innovative utilizzate da aziende famose per sponsorizzare il proprio brand sotto le festività di Natale, leggi l’articolo sulla pubblicità Apple di natale 2018!

 

Gianmarco Rizzo
Digital Marketing Specialist
Appassionato di comunicazione e nuovi media, laureato in Scienze della comunicazione e attualmente studente di Digital marketing presso Digital Coach. Gestisco un mio blog (ribro.it) ed offro consulenze marketing a terze parti
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2 thoughts on “Babbo Natale: la sua storia da santo protettore ad influencer per Coca Cola”

  1. Ciao, volevo segnalarti qualche piccola inesattezza, prima di tutto non è stata coca cola a rendere bianco e rosso babbo natale, coca cola ha solo contribuito ha renderlo famoso in quelle vesti, in precedenza fu rappresentato in bianco rosso da Thomas Nast, fumettista politico. (https://www.coca-colaitalia.it/storie/e-stata-coca-cola-a-inventare-il-vestito-rosso-di-babbo-natale)
    Seconda cosa molto molto importante, molti personaggi tralasciano parti inedite della vera storia di babbo natale non confonderti anche te con la massa informati!(https://www.youtube.com/watch?v=6cLy52_M1-I)
    (L’intero messaggio va letto in chiave ironica, non voglio assolutamente sembrare un saputello, articolo carino bravo!)
    Seguirò il blog sono anche io interessato al digital marketing.

    • Grazie mille della dritta Patrizio! Terrò l’articolo comunque cosi com’è visto che l’esposizione riguarda il punto di vista di Saviano, spero però che i lettori si imbattano nel tuo commento di modo tale che possano approfondire l’argomento!

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